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Gen192011

Solidarietà, pilastro per il paese

Pubblicato in Dicono di Noi

Solidarietà, pilastro per il paese

Il volontariato ha il compito di chiarire il messaggio e i valori che porta

«L’Unione Europea ha deciso di proclamare il 2011 anno europeo del volontariato e di quelle “forme” che promuovono la cittadinanza attiva – spiega Emilio Noaro (nella foto, con in mano la cartolina dell’anno del volontariato), presidente del Movi (movimento di volon- tariato italiano) del Veneto e coordinatore della campagna “Coming to 2011” – Per tutto il volontariato è sicuramente un importante risultato, un riconoscimento ricco di significati e di prospettive. È chiaro a tutti, però, che l’Ue ha un’idea molto ampia di volontariato: l’azione solidale gratuita che gli italiani chiamano “volontariato” nei diversi paesi europei assume significati diversi». La sfida e la prospettiva del Movi per il 2011 nasce proprio da questa osservazione: «Riteniamo che sia utile e importante elaborare un punto di vista condiviso, con tutte le associazioni che saranno disponibili, sulle specificità del volontariato italiano. Chiarisco immediatamente che tale sforzo non deve essere colto come un desiderio di emancipazione o di allontanamento dalle differenti forme di solidarietà che si sono sviluppate in altri paesi dell’Unione Europea ma dal desiderio di capire cosa ci caratterizzi per farci conoscere e per capire. Sicuri di non poter fare molta strada da soli abbiamo costruito un contenitore aperto a tutte le associazioni che vogliono riflettere sul significato e suo senso dell’essere volontari oggi. È nato così “Coming to 2011”».

Di cosa si tratta?

«“Coming to 2011” è uncontenitore in cui riflettere sull’identità del volontariato attraverso un confronto chiaro tra associazioni. Il 2011 sarà sia l’anno europeo del volontariato che il 150° anniversario dell’unità d’Italia: la riflessione che vogliamo fare parte da questa duplice ricorrenza. Parlare di volontariato per dare un contributo all’Europa, parlare di volontariato per ricor- dare il ruolo e l’importanza della solidarietà nella costruzione del paese Italia».

Perché unire queste duericorrenze?

«Perché è importante ricordare che il nostro paese non è solo un insieme d’interessi economici, non è semplicemente infrastrutture, non è diplomazia e politica. Italia
è tutto ciò, ma è anche altro: solidarietà, valori, attenzione per le fasce vulnerabili della popolazione. Ma non basta: il paese in cui viviamo, che conosciamo, è cresciuto in questi 150 anni, anche, attorno alla solidarietà, a un principio di inclusione sociale, a un ampliamento della sfera dei diritti civili. L’Italia non sarebbe ciò che è senza le donne e gli uomini che hanno agito, che hanno pensato, che hanno voluto una società più giusta, una comunità che abbracciasse, un territorio che accogliesse. Metaforicamente leggiamo la storia come una cittadella: chi vi risiede ha diritti chi è fuori dalla cinta muraria non gode di giustizia sociale. La storia nazionale è una storia di allargamenti della cittadella, a volte lenti, altre volte tumultuosi, in alcuni casi contrastati, in altri favoriti. La storia nazionale è, anche, una storia d’inclusione. Oggi diamo per scontato il diritto allo studio, quello alla salute, oggi sappiamo che la cittadinanza non è legata al genere o al censo. Il diritto a essere cittadini, però, non è scontato, la giustizia sociale è il frutto di cambiamenti che hanno costellato la storia unitaria di questo paese. Un percorso in cui passo passo allarghiamo i confini della cittadella; i volontari sono sentinelle che dalle mura vedono gli emarginati e gli oppressi, li indicano, li soccorrono, ma soprattutto, chiedono alla società di accoglierli. Se riteniamo che il volontariato nazionale abbia un’identità abbia dei tratti distintivi, partire dalla storia è un’opportunità in più per apprezzarli».

Perché risulta essere così urgente riflettere sulle specificità del volontariato?

«Per due ragioni. L’Europa ha, giustamente, creato un contenitore molto ampio, il volontariato italiano può spiegare all’Ue la propria particolarità: spiegarla per aiutare il confronto e il di- battito. La seconda nasce da una costatazione: la società, e i giovani in particolare, stentano a capire cosa sia il volontariato. Essere volontari è diventata un’espressione fortemente ambigua: volontari di servizio civile, volontari di protezione civile, volontari europei, internazionali, cooperanti. Tutte le forme di solidarietà appena descritte sono positive e utili, tutte le figure descritte contribuiscono ad allargare lo spazio di applicazione dei diritti civili. Ma non possiamo esimerci dal misurare la difficoltà crescente che ha la società nel capire chi siano i volontari. Questa poca chiarezza allontana e affatica: le organizzazioni di volontariato hanno il compito di chiarire il proprio messaggio, i propri valori, tutto ciò senza – che sia chiaro – vantare un primato su altre esperienze di solidarietà. Per questo, dopo il primo passaggio storico “Coming to 2011” si concentrerà sulle fondamenta del volontariato: cosa caratterizza le azioni di solidarietà gratuita? Cosa accomuna le tante azioni quotidiane di migliaia di associazioni impegnati in molteplici e diversi ambiti di intervento?».

Cosa intendete con la domanda “cosa caratte- rizza le azioni di solida- rietà gratuita”?

«Intendiamo, attraverso la discussione e il confronto con tutte le associazioni che vorranno camminare assieme a noi, riflettere sui valori e i tratti distintivi del volontariato. Un esempio: questioni come il rapporto con l’altro, i diritti umani, la scelta per la legalità, il rimuovere le cause del disagio, il sognare e l’osare risposte nuove sono tutti aspetti comuni a tutto il volontariato. Tratti che ne dipingono il volto».

Ma espressioni come legalità o diritti umani non rischiano di essere astratte? Il volontario non è “colui” che si sporca le mani?

«Sì. Infatti il percorso aperto, cui chiediamo di partecipare, si conclude con un’analisi delle buone prassi. Le azioni concrete, quotidiane, delle associazioni e dei loro volontari, azioni in cui s’incarna la necessità di rapportarsi con l’altro, azioni in cui vive la scelta di legalità, opere che tendono alla rimozione delle cause di vulnerabilità sociale. Siamo convinti che il volontariato si espliciti nel fare: per questo concluderemo le attività del 2011 con una mostra fotografica attraverso la quale mostrare, far vedere, le azioni dei volontari, le buone prassi delle associazioni».

Ultima modifica Mercoledì 19 Gennaio 2011 16:25
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